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Il riscaldamento globale
avrebbe gravi conseguenze per tutti gli ecosistemi; in particolare,
potrebbe
causare lo scioglimento delle calotte polari e comportare un netto
innalzamento
del livello medio marino. Il riscaldamento del globo porterebbe
all’aumento
della temperatura delle acque marine, specialmente vicino alla
superficie,
modificando le correnti oceaniche, il moto ondoso e la salinità;
la geografia
degli ecosistemi marini subirebbe profondi cambiamenti. In Italia,
entro il
2050, potrebbe verificarsi un aumento del livello del mare di 25-30
centimetri,
con un rischio di inondazione di migliaia di chilometri quadrati di
aree
costiere e pianure. Il ciclo idrologico sarebbe più veloce
perché le
temperature più elevate aumenterebbero l'evaporazione,
incrementando le piogge;
queste risulterebbero più copiose nelle regioni costiere, mentre
nelle regioni
più interne, specialmente ai tropici, le piogge diminuirebbero.
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L'aumento di temperatura
porterebbe allo scioglimento dei ghiacci e del permafrost e ridurrebbe
la
copertura nevosa invernale in vaste aree del pianeta. L’impatto sullo
scioglimento stagionale delle nevi e sulla portata dei fiumi avrebbe
conseguenze tali da danneggiare numerose attività umane,
dall'agricoltura alla
produzione di energia idroelettrica. Le praterie africane verrebbero
ancor più
colpite dalla siccità, con una accelerazione della
desertificazione. Per quanto
riguarda la produzione agricola, le variazioni regionali dei mutamenti
climatici potrebbero produrre variazioni locali nei raccolti che
risulterebbero
più a rischio nelle aree tropicali e subtropicali. Per quanto
riguarda i
vegetali, sensibili ai cambiamenti climatici, un aumento di 1°C
sarebbe
sufficiente a eliminare molte specie.
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