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Il
tempo,
così come lo spazio, è una categoria a priori ma
non per questo non gli viene
dato un significato e una rappresentazione diversa in ogni cultura.
Si può affermare, in maniera generale, che esso venga
percepito come il variare
della persona e delle cose.
Sempre
generalmente, vi sono 2 idee fondamentali del tempo:
- Pensiero
cronometrico occidentale:
il tempo viene visto come un'entità lineare e misurabile.
Questa visione risponde alla necessità di ottimizzare il
proprio tempo e dipende dall'organizzazione economica.
- Tempo
ciclico e puntiforme:
nelle società tradizionali il tempo viene scandito
attraverso il passare delle stagioni o secondo eventi contingenti (es.
il mercato della domenica).
Molte
società possono essere comunque considerate "a doppio regime
temporale".
C'è quindi un tempo qualitativo, legato all'esperienza, che
dipende dalla
necessità di alcune società di frazionare il
tempo per contingenza, ed un tempo
quantitativo, astratto e frazionabile, che sta man mano, con la
globalizzazione, diventando dominante.
L'antropologo
Hallpike, rifacendosi agli studi dello psicologo Piaget,
affermò che a seconda
della cultura il tempo viene percepito come operatorio
e pre-operatorio
(percezione del tempo fino agli 8 anni). La visione operatoria del
tempo
consente di coordinare i fattori di durata, successione e
simultaneità.
Per dimostrare la sua tesi egli fece osservare a degli aborigeni
melanesiani
due macchinine su due piste concentriche facendole partire e fermare
nello
stesso tempo e di seguito chiedendo quale delle due macchinine avesse
percorso
più spazio. Gli aborigeni non seppero rispondere a quella
domanda e per questo
motivo egli pensò che mancasse loro la capacità
di coordinare i 3 fattori.
Ma
in Melanesia
vengono fatte delle corse di cavalli su piste concentriche e di
conseguenza la
mancanza di una correlazione non-lineare e quantificabile del tempo
sembra non
escludere la capacità di coordinare i 3 fattori. |
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